Burnout Autistico. Il prezzo per l'indistiguibilità

Burnout autistico, il costo dell’indistinguibilità

Burnout Autistico: una cosa di cui si parla poco e niente. Mai sentito parlare di questo da nessun professionista del settore e forse varrebbe la pena studiarlo e indagare in merito invece. Perché è una cosa con la quale presto o tardi molte persone autistiche si ritrovano a fare i conti.

In rete, si trova pochissimo materiale, quasi tutto su siti stranieri (in lingua inglese per lo più) e tutte testimonianze di persone autistiche. Forse per questo è un argomento al quale non si da la giusta importanza, perché ne parlano solo i diretti interessati (sarcasm on).

Burnout, vuol dire “esaurimento”, “logorio”, “deterioramento”.

La Sindrome da Burnout, si verifica in seguito ad un forte e prolungato stress (di solito di tipo lavorativo). Se ne parla molto più comunemente per tutte le professioni di assistenza e cura (medici, infermieri, psicologi, insegnanti…). Recentemente, l’OMS l’ha inserita nel novero dei disturbi medici.

In verità non si tratta di una vera e propria malattia, ma di un”problema associato alla professione”. I sintomi: “spossatezza sul luogo di lavoro”, “cinismo, isolamento o in generale sentimenti negativi” ed “efficacia professionale ridotta”. Il risultato è una “sindrome che porta a stress cronico impossibile da curare con successo”.

Da la: “Repubblica”

Il Burnout Autistico (questo sconosciuto), non è legato all’ambito lavorativo (o almeno non soltanto). Ma allo stress neurologico dato dall’indossare maschere sociali, dal tollerare un eccesso di stimoli sensoriali, emotivi e psicologici, dal funzionare al di sopra delle proprie forze e caratteristiche, per troppo tempo.

Se per anni questo stress si accumula, senza che intorno ci sia considerazione o conoscenza della diversità nella percezione del mondo, da parte della persona in questione, è probabile che queste crisi diventino cicliche e che si susseguano nel tempo.

Cicli che spesso vengono scambiati per depressione o altro. Questo è particolarmente frequente in assenza di una diagnosi. Ci si trova allora con delle terapie che non scalfiranno in alcun modo il problema, perché non ne affrontano, né conoscono le cause.

L’origine del disagio: il non assecondare per troppo tempo il proprio modo di essere e funzionare, resta sconosciuta

Questi periodi, sono caratterizzati da vere e proprie regressioni. Si possono perdere abilità organizzative, funzioni esecutive, avere difficoltà di auto cura. Si possono avere sovraccarichi sensoriali ed emotivi più frequenti. Altrettanti meltdown e shutdown. Ci si può trovare a ritirarsi socialmente, a isolarsi. Non si ha sicuramente più la forza di mantenere la facciata di “normalità”

Lo stress prolungato si paga e cose che riuscivi a fare e affrontare, non riesci più a farle altrettanto bene. Ti senti sprofondare nelle sabbie mobili dell’immobilità. Con le gambe prese in una morsa, incapace di andare avanti o indietro. In questi lunghi momenti, è molto facile darsi addosso e colpevolizzarsi per il fatto di non riuscire più a funzionare.

Ma non è una colpa essere stanchi. Il mondo fuori, non fa sconti. Sei un “autistico lieve” secondo una concezione universalmente diffusa e banalizzante, quindi da fuori mi devi risultare “quasi normale”

Si pretende che tu sia performante e che ti adatti al mondo.

Trova le tue strategie e poche storie, che il mondo non si ferma ad aspettarti!

Finisci allora per utilizzare tutte le tue energie e per andare in riserva, rimanendoci per troppo tempo. Allora chiunque crollerebbe.

Il mondo finisce col travolgerti. Conseguire obiettivi quotidiani diventa difficile se non schiacciante. “Autisteggi” molto di più e da fuori, diventi non più così tanto “normale” come amavano dirti tutti prima.

Perché prima funzionavi e adesso no?

Perché l’ho fatto per troppo tempo non risparmiandomi.

Immaginate le quantità di ansia giornaliera abnormi, ingurgitate dai nostri corpi e cervelli, per riuscire a fare tutto al meglio. Se riesci a farlo per anni, prima o poi il contraccolpo arriva e la corda si spezza.

Perché l’età avanza, le energie diminuiscono e gli impegni aumentano di pari passo con le responsabilità.

Il rimedio?

Assecondare il proprio modo di essere, imparare a conoscersi a dosarsi. Concedersi, come tutti al mondo, la possibilità di essere sfiniti e dei tempi di recupero adeguati. Va bene il ritiro, il silenzio. Non ce la da nessuno una medaglia se arriviamo primi saltellando su un piede solo.

Non facciamoci imbrigliare pure noi dalla logica del “sembri normale e allora devi funzionare in maniera quasi normale”

Ho fatto questo per troppo tempo, pagandone il prezzo.

Non è giusto.

Sperimentiamo uno stress elevato a causa di tante cose che si danno per scontate, dobbiamo imparare a gestire le priorità, a scegliere le nostre battaglie, concedendoci delle pause e non andando contro il nostro modo di funzionare.

Altrimenti arriverà puntuale il Burnout, ad arrestare tutto perché siamo andati in debito energetico. E recuperare può richiedere anche parecchio tempo.

Essere forti significa non essere vulnerabili, non avere limiti. Che puoi sopravvivere a tutta la merda e risolvere il caos di tutti. Salva il mondo, a costo di annegare.

Radical Neurodivergence Speaking ( Il costo dell’indistinguibilità è irragionevole.)

No, questo non è giusto, né umano.

Di seguito vi linko una serie di articoli che ho trovato in rete sull’argomento e ai quali mi sono ispirata per scrivere il post.

Tiziana Naimo

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11 pensieri su “Burnout autistico, il costo dell’indistinguibilità

  1. È un articolo molto bello, mi ci sono riconosciuta molto. Ho sempre avuto delle fasi in cui tutto il lavoro fatto per “funzionare meglio” sembrava annullarsi, non riuscivo a fare nulla e mi colpevolizzavo molto. Un minimo mi sembra di averne sofferto sempre, dopo la prima infanzia. La diagnosi è arrivata da pochissimo, e ora dovrò cercare di capire come assecondarmi meglio per non finire sempre in sovraccarico, quali maschere buttare via senza rimpianti, e soprattutto imparare che no, non è colpa mia.

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  2. Una situazione del genere può portare al suicidio in maniera alquanto improvvisa? Ho il sospetto che una persona a me cara, che se ne è andata così, fosse un adulto mai diagnosticato.

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      1. Grazie. Ho letto il link. La persona in questione aveva 49 anni, quindi non un giovane adulto, ma tutto quello che ho letto sia qui sia li’, combacia perfettamente con la situazione. Dopo essere stata a stretto contatto per soli due mesi e mezzo gli avevo chiesto se non avesse un disturbo dello spettro e mi aveva detto che non aveva idea, quindi nessuna diagnosi, nulla, ma ho visto una serie di cose che mi ci avevano fatto pensare, e io non sono affatto un’esperta quindi vuol dire che saltavano all’occhio. Fastidio con luce, suoni, odori, molto abitudinario, infastidito dal disordine, sconvolto da cambi di piano imprevisti, ma da parte sua, impulsivo, a volte, aveva bisogno di molta organizzazione, si faceva liste di cose da fare estremamente dettagliate (tanto dettagliate da risultare stranissime a me), e, improvvisamente tolto dal suo ambiente e dalla sua routine, dopo cosi’ poco tempo si e’ tolto la vita. Non aveva diagnosi psichiatriche, o altro, solo queste piccole “stranezze”. E purtroppo non ci ha provato, ci e’ riuscito.

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  3. Credo che inoltreró questo articolo al mio medico di base, al mio dirigente e a mio marito. Ho sempre parlato loro di queste mie limitazioni (e son sempre stati molto attenti alle mie esigenze) ma un conto è cercare di spiegare un qualcosa di atipico ed un altro è dare il giusto nome alle cose: burnout autistico!
    Grazie di cuore!

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  4. Pingback: Mamma e Autistica
  5. Buongiorno,
    grazie mille per l’articolo e l’infografica: mi ci sono riconosciuto enormemente in questo periodo, che dura da ormai quasi 2 anni e continua a peggiorare. Pensavo di aver avuto un forte e lunghissimo esaurimento nervoso e di non essermi ancora ripreso, ma più leggo sul burnout autistico (e in generale sull’autismo) e più mi ci riconosco.

    Questo articolo mi ha appena convinto ad accelerare i tempi e quindi cercare di fare una diagnosi il prima possibile: comunque vada, grazie mille 🙂

    Segnalo che, in fondo al post, il link “Ryan Boren” punta allo stesso URL di “Planet Autism Blog”: credo che il primo sia da correggere.

    Buona giornata!

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